Voci
Arriva la tua voce da lontano, a sfiorarmi dentro la sera. Parli nel tuo modo deciso, hai un timbro caldo. Scivoli dentro i miei pensieri. In piedi davanti a una vetrina sorrido a dei manichini noncuranti, col cellulare tra i capelli. Ti dico ciao cento volte, staccare è uno strappo.
Raggiungo l’auto e faccio i gesti automatici di sempre: esco dal parcheggio, aziono la freccia, mi immetto sulla statale. Confronto la temperatura segnata sul cruscotto con quella riportata sul display di un negozio. Accendo la radio senza ascoltarla, la tua voce galleggia dentro la mia mente. Mi è sempre piaciuto il modo in cui dici Stefania. Si dovrebbe dare importanza al modo in cui qualcuno pronuncia il nostro nome, l’intonazione ha a che fare con le corde, forse anche quelle invisibili del cuore.
La suoneria del cellulare si sovrappone alle note di una canzone, rispondo di malavoglia. Una voce stridula mi porta via il tono della tua: una collega. Mi dice che mancherà dall’ufficio per un‘altra settimana. La sua assenza ha aumentato il mio carico di lavoro, ma non lascio spazio alla stizza. La liquido in fretta, le dico:- Scusa, sto guidando. Le dico:- Ti richiamo. Riprendo subito il filo del pensiero di te.

Miljenko Bengez










